La storia dell'Apres-Ski: dal rifugio al bar

Historische Apres-Ski Szene: Feiern in der alpinen Berghütte

Apres-Ski viene dal francese e significa semplicemente „dopo lo sci". Ma come si è passati dalla tranquilla sosta dopo la giornata sulle piste alla chiassosa cultura di bar e feste di oggi? Questa storia risale a oltre 100 anni fa – ai primi sci club dell'Arlberg, a Hannes Schneider e al boom del turismo del dopoguerra. Qui scopri da dove viene davvero l'Apres-Ski, con dati, luoghi e nomi reali.

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Questo articolo è l'approfondimento storico. Significato, tradizioni e tutti gli altri temi correlati li trovi nella grande Guida Apres-Ski.
Cos'è l'Apres-Ski?
L'Apres-Ski è il festeggiamento in compagnia dopo lo sci – dalla sosta tranquilla al rifugio fino alla festa chiassosa con musica e schnapps. Il termine viene dal francese e significa letteralmente „dopo lo sci". La cultura ha le sue origini nelle Alpi austriache, in particolare all'Arlberg.

Da dove viene il termine „Apres-Ski"?

Il termine viene dal francese: „après" significa „dopo", „ski" lo sci – insieme quindi „dopo lo sci". Originariamente si intendevano tutte le ore in compagnia che seguivano una giornata sulle piste: stare insieme, riscaldarsi, mangiare, bere, concludere la giornata. Il fatto che si sia affermato proprio il termine francese si spiega con la moda mondana degli sport invernali degli anni '50, quando il francese era considerato la lingua dell'eleganza.

Un piccolo dettaglio con grande effetto: chi mette in tavola i bicchierini a forma di scarponi da sci con attacco invece dei soliti bicchieri, ha già servito il primo argomento di conversazione.

I pionieri: lo sci diventa un fenomeno sociale

Prima che potesse esistere l'Apres-Ski, doveva prima diventare popolare lo sci stesso. Determinanti furono due pionieri dell'area alpina: Mathias Zdarsky (1856–1940) sviluppò con la „tecnica di Lilienfeld" il primo metodo alpino di sci e viene considerato il fondatore dello sci alpino. Il colonnello Georg Bilgeri (1873–1934) perfezionò la tecnica e, come maestro di sci dell'esercito austro-ungarico, formò fin da subito molti sciatori.

Importanti per la successiva cultura dell'Apres-Ski furono anche i club alpini: tenendo aperti i loro rifugi anche d'inverno all'inizio del XX secolo, crearono i primi luoghi in cui ci si poteva ritrovare e fare sosta dopo la giornata sugli sci.

L'Arlberg: la culla del turismo sciistico

La vera e propria regione di nascita dello sci organizzato è considerata l'Arlberg. Già nel 1901 a St. Anton fu fondato lo Ski-Club Arlberg – uno dei più antichi sci club delle Alpi. Già nel 1904 vi si svolse una delle prime gare di sci. Secondo la leggenda, i fondatori del club stabilirono quasi per caso, durante la loro prima assemblea, un primo „record Apres-Ski" di schnapps consumati – il lato conviviale faceva quindi parte della storia fin dall'inizio.

La figura centrale è Hannes Schneider (1890–1955). A partire dal 1907 istruì gli ospiti degli hotel, dall'inverno 1908/09 tenne corsi di sci settimanali a St. Christoph e St. Anton. Nel 1921 fondò la Scuola di sci Arlberg – una delle prime scuole di sci organizzate in assoluto. La sua „tecnica dell'Arlberg" con la curva a spazzaneve divenne il modello di riferimento in tutto il mondo per l'insegnamento dello sci. Nel 1931 Schneider sviluppò insieme ad Anton Tschon il primo programma didattico per lo sci controllato dallo Stato. Con l'insegnamento organizzato arrivarono gli ospiti a frotte – e con loro il desiderio di concludere la giornata in compagnia.

Dalla sosta al lifestyle (anni '50)

A rendere possibile il turismo di massa fu soprattutto la nuova infrastruttura: a partire dagli anni '30 le prime funivie e skilift resero accessibili i pendii e resero superfluo il faticoso salire a piedi – all'Arlberg nel 1937 entrò in funzione la Galzigbahn. Dove prima arrivavano solo alpinisti esperti, ora c'erano intere famiglie sulle piste.

Dopo la Seconda guerra mondiale il turismo invernale esplose definitivamente. Lo sci passò dall'essere un'avventura a un divertimento di massa, e le riunioni conviviali al rifugio diventarono parte fissa della vacanza sulla neve. Località come St. Anton, Kitzbühel (documenti fotografici dal 1951), Lech am Arlberg (dal 1955) e Bad Gastein (1951) si svilupparono come centri di questa nuova cultura del tempo libero.

Negli anni '50 „Apres-Ski" divenne definitivamente un concetto di lifestyle: non si trattava più solo di riscaldarsi, ma di vedere ed essere visti. Le case di moda presentarono collezioni dedicate – la casa di moda viennese Neumann mostrò nel 1953 speciali „completi Apres-Ski". L'elegante abbigliamento pomeridiano sulla terrazza al sole faceva ormai parte del bon ton.

Un piccolo dettaglio con grande effetto: chi mette in tavola i bicchierini a forma di scarponi da sci con attacco invece dei soliti bicchieri, ha già servito il primo argomento di conversazione.

L'era delle feste: dal rifugio al bar cult

A partire dagli anni '60 e '70 l'atmosfera passò dalla tranquilla conclusione della giornata alla vera e propria festa. A St. Anton aprì con il Krazy Kanguruh uno dei primi veri bar Apres-Ski, seguito poi dal leggendario MooserWirt – rifugi diventati famosi per il consumo di birra e i balli sui tavoli. Dalla semplice sosta era nata una vera e propria vita notturna in montagna.

Negli anni '90 la commercializzazione raggiunse il suo apice. Ischgl si trasformò nella „Ibiza delle Alpi" con grandi concerti e notti di ballo senza sosta. La colonna sonora perfetta arrivò nel 1999 con „Anton aus Tirol" di DJ Ötzi & Nik P. – ancora oggi l'inno non ufficiale dell'Apres-Ski. Così si consolidò definitivamente il legame tra Schlager, sound da Ballermann e allegria da rifugio.

L'Apres-Ski oggi: un fenomeno globale

Oggi l'Apres-Ski è parte integrante del turismo sciistico e un fenomeno globale. Capitali come Ischgl, St. Anton o Sölden rappresentano la variante chiassosa, con musica da festa e rifugi pieni. Accanto a essa continua a vivere l'Apres-Ski tranquillo e familiare – dal vin brulé sulla terrazza al sole fino alla piccola festa in appartamento. E ormai la cultura si è staccata anche dalla neve: come festa a tema, l'Apres-Ski funziona altrettanto bene in giardino, al festival o in salotto. Ne trovi di più nella Guida Apres-Ski d'estate e nella Guida alle bevande.

La cultura Apres-Ski in movimento – @apresallstars

I bicchieri sono lavabili in lavastoviglie e hanno una forma tutta loro — il set con attacco resiste a molte più serate di qualsiasi bicchiere di plastica.

Domande frequenti sulla storia dell'Apres-Ski

Cosa significa Apres-Ski?

Apres-Ski viene dal francese e significa „dopo lo sci". Si intende il festeggiare e lo stare insieme dopo una giornata sulle piste.

Da quando esiste l'Apres-Ski?

Le riunioni conviviali al rifugio esistono da quando all'Arlberg si scia in modo organizzato – lo Ski-Club Arlberg fu fondato nel 1901, la Scuola di sci Arlberg nel 1921. „Apres-Ski" divenne un concetto di lifestyle negli anni '50, e una chiassosa cultura delle feste a partire dagli anni '60/'70.

Chi ha inventato l'Apres-Ski?

Non esiste una singola persona. Le basi furono create da pionieri dello sci come Mathias Zdarsky e Hannes Schneider, che nel 1921 fondò all'Arlberg una delle prime scuole di sci. Dalla conviviale conclusione dopo le lezioni si sviluppò nel corso dei decenni la cultura dell'Apres-Ski.

Perché si chiama Apres-Ski e non in italiano „dopo sci"?

Il termine francese si affermò nei mondani anni '50, quando il francese era considerato la lingua dell'eleganza e del lifestyle. Le case di moda pubblicizzavano allora persino propri „completi Apres-Ski".

Quale canzone è considerata l'inno dell'Apres-Ski?

Come inno non ufficiale vale „Anton aus Tirol" di DJ Ötzi & Nik P. del 1999. Il brano rappresenta simbolicamente il legame tra Schlager e allegria da rifugio che caratterizza l'Apres-Ski moderno.

Dove ha origine l'Apres-Ski?

L'origine si trova nelle Alpi austriache, soprattutto all'Arlberg, intorno a St. Anton. Da lì, con il turismo sciistico, la cultura del festeggiare in compagnia dopo la giornata sulla neve si diffuse in tutto il mondo alpino e oltre.

Fonti e aggiornamento: in base alla ricerca di dati storici, tra gli altri, dello Ski-Club Arlberg, della Scuola di sci Arlberg e della Biblioteca Nazionale Austriaca. Aggiornato al 2026.

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